martedì 15 giugno 2010

Almeno le forme

Caro T.,
vista la disponibilità che mi hai mostrato in precedenza, mi chiedevo se avessi tempo e voglia di scrivere, nella tua seguitissima rubrica, qualcosa sul fatto che il consiglio comunale di Pisa ha negato la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro.
La questione da affrontare sarebbe che un esponente della maggioranza non può presentare una proposta su un argomento così delicato non essendo certo che venga approvata e parimenti, il sindaco, eletto con quella maggioranza, non può non presenziare alla votazione.
E' come un autogol durante una partita a cui nessuno ti ha chiesto di partecipare, perché è un torneo per professionisti e tu non hai neanche le scarpe adatte.
Come dice un amico: “Se non avete buon senso, abbiate buon gusto.”
Mi affido alla tua prosa sagace e all'energia della tua giovinezza.

Grazie fin d'ora,
un'anziana lettrice

lunedì 14 giugno 2010

Arrivederci amore ciao

Quella cosa dei cervelli in fuga, quella con cui si stampano le pagine dei giornali quando scarseggiano notizie appetitose, quel concetto vago con cui ci si riempie la bocca dopo l'ultimo bicchiere; quella cosa poi diventa vera. Sempre più spesso.
E cominciamo a risentirne. Perché a quel cervello c'è attaccata una faccia amica e un odore consolatorio. Quel cervello si porta via spalle su cui abbiamo appoggiato le mani e l'idea che abbia un senso rimanere.
Chi può se ne va e chi resta comincia davvero a sentirsi solo e sciocco: guardiano d'un avamposto abbandonato almeno tre guerre fa.
E se anche l'ultima partenza ci regala comunque l'emozione di uno slancio e il pensiero che almeno altrove, ci sia qualcosa da andare a cercare, diventa sempre più pesante essere della razza di chi rimane a terra.

mercoledì 9 giugno 2010

Riordinando

Poi tutte le storie d'amore finiscono in una scatola.
Biglietti, lettere, foto mischiate ai pezzetti di cuore che non useremo più.

sabato 5 giugno 2010

Si fa come fanno a Firenze?

Matteo Renzi ha scritto una bella cosa.
Non fatevi ingannare: non è retorica, neanche quando parla delle donne.

venerdì 4 giugno 2010

Quasi tutto

Ne scrive anche Ico.
Se c'incappi, non puoi prescindere dal raccontarlo. Bobo Rondelli è una creatura strana e democraticamente affascinante.
Nel descriverlo uno cerca di metterci dentro tutto, ma siccome è troppo, qualcosa sfugge.
Ecco, vorrei non sfuggisse questa cosa qui, perché credo gli somigli molto.
Alla fine è uno che sta con la testa china e poi si mette a urlare forte.

giovedì 3 giugno 2010

martedì 1 giugno 2010

E lo sai perché?

Valeria Parrella si è comportata così, perché è una donna.
Le donne (per quanto si possa generalizzare) hanno un senso innato della ragionevole priorità.
Lo so anche perché mio padre mi lasciò fuori da una sede Rai di Roma a fine luglio.

Se l'acqua bolle, puoi buttare la pasta

E' iniziata alla presentazione di un libro.
Uno dei relatori citava un amico, il quale, a sua volta, citava Lenin e diceva: “Per fare una frittata bisogna rompere le uova.”
Bene, bella. Semplice, efficace.
Quando due giorni dopo, in un'improbabile trasmissione tv, un ospite a caso dichiarava: “Per fare una frittata bisogna rompere le uova.”, mi dicevo: ma guarda, certe volte, il destino di una frase...
Poi è successo con la radio. L'intervistato, interpellato sulla situazione attuale del paese, illustra la sua posizione concludendo: “Per fare una frittata bisogna rompere le uova.”
E allora mi chiedo se non mi sia persa qualcosa. Magari è diventata un'espressione idiomatica, o un intercalare.
“Buongiorno, mi dà due etti di prosciutto?”
“Buongiorno. Per fare una frittata bisogna rompere le uova. Tagliato fine?”
“Va bene. Grazie.”
“Arrivederci.”
“Arrivederci.”